BERLUSCONI AGGREDITO A MILANO- L'ITALIA GODE

giovedì 19 giugno 2008

E VENNE IL GIORNO


Che peccato. Davvero un gran peccato. M.Night Shyamalan resta per me un genio del cinema horror, uno dei pochi registi in circolazione che riescono a creare un'atmosfera di tensione che mette i brividi; un regista che crea sempre trame originali e di forte impatto. Si fece conoscere con il capolavoro "Il sesto senso", acquistò maggiore fiducia con "Signs", sfornò un altro piccolo gioiello come "The Village" e poi, l'anno scorso, uscì "Lady In The Wather" e fu l'inizio del declino. O meglio, l'inizio della mancata possibilità di far uscire fuori un film come si deve. Questo suo ultimo lavoro lascia in bocca lo stesso sapore che lascia "Lady In The Wather": esci dal cinema con la sensazione che le idee erano tante, le intuizioni anche, che le buone intenzioni c'erano. E ti fa rabbia vedere il risultato finale, un film che forse è stato fatto troppo in fretta (non dimentichiamo le pressioni che i produttori-succhiasangue esercitano sui registi) o forse è stato fatto senza riguardare i difetti, senza fermarsi un secondo per pensare. Sono sostanzialmente tre i grandi difetti che non fanno decollare "E venne il giorno": innanzitutto gli attori. Non ce n'è uno all'altezza del ruolo. Marc Whelberg non è credibile, la sua compagna peggio ancora, sembra la sfigata de "Il Diavolo veste Prada". Si salva la bambina che sta con loro, forse avrà un futuro. Poi ci sono i dialoghi: imbarazzanti, stupidi, scontati, a volte al limite dell'indecenza (quando Whelberg si mette a parlare con una pianta si tocca il momento più basso del film), sempre frutto, secondo me, di una scenggiatura che sa tanto di imposizione, di cosa fatta in fretta e furia, di veloce controllatina e basta. E infine c'è l'elemento forse più fastidioso del film: la storia d'amore fra i due protagonisti, di una stupidità infantile, come se fossero due bambini della scuola elementare; lei che lo tradisce e glielo dice nel bel mezzo della tragedia, lui che per ripicca le racconta di essere andato a comprare uno sciroppo da una farmacista "bona, ma proprio bona"...No, tutto questo non può essere frutto di uno Shyamalan attento e sicuro di se stesso, e lo capisci per tutto il resto del film. Ci sono scene che portano la sua inconfondibile firma: la madre che ascolta la morte della figlia attraverso il cellulare, il video sul telefonino della morte nello zoo, il suicidio nelle scene finali della vecchia impazzita; lo capisci anche in mezzo a tremila film che queste scene sono state dirette da lui. Il suo stile è pazzesco, la sua regia è morbida ma allo stesso tempo feroce, le sue inquadrature non lasciano scampo nelle scene più tese. Ed è per questo che il film ti fa rabbia: buttare tutto per colpa di una sceneggiatura che poteva essere sistemata a dovere e ripeto, non so le colpe di chi possano essere. La sufficienza gliela do ugualmente a questo film che ti lascia l'amaro in bocca ma che ti fa capire quante buone idde di fondo lo attraversano. E verrà il giorno in cui Mr.Shyamalan si riprenderà dal suo (forse imposto) tepore.
VOTO: 6

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